Coppettazione e moxibustione

Coppettazione e moxibustione sono particolari tecniche appartenenti alla tradizione orientale, utilizzate all’interno di percorsi e trattamenti personalizzati.

Coppettazione e moxibustione

All’interno della naturopatia utilizzo strumenti provenienti da tradizioni differenti.

Dopo l’approccio ayurvedico, incontriamo anche alcune pratiche che appartengono alla tradizione della Medicina Tradizionale Cinese, un sistema sviluppatosi nel corso di migliaia di anni e basato su una visione globale della persona.

Tra queste pratiche troviamo la coppettazione e la moxibustione, due strumenti differenti ma accomunati dall’idea di lavorare attraverso stimoli esterni sul corpo, inserendoli in un percorso più ampio di ascolto e benessere.

Coppettazione

La coppettazione, o cupping, consiste nell’applicazione di coppette sulla pelle creando al loro interno una pressione negativa, quindi una sorta di aspirazione.

Tradizionalmente le coppette possono essere in vetro, bambù o altri materiali; oggi vengono utilizzati anche strumenti moderni che permettono di creare il vuoto senza utilizzare la fiamma.

Nel mio lavoro considero la coppettazione uno strumento da integrare all’interno del trattamento, soprattutto quando desidero lavorare sul corpo attraverso uno stimolo differente rispetto alla sola manualità.

La suzione esercitata dalla coppetta richiama temporaneamente sangue e liquidi verso la superficie cutanea e crea una stimolazione locale dei tessuti.

Per questo può lasciare i caratteristici segni circolari, che non sono lividi provocati da un trauma nel senso classico del termine, ma conseguenza dell’azione di aspirazione esercitata sulla cute.

Nella pratica tradizionale cinese la coppettazione viene interpretata anche attraverso concetti come la circolazione del Qi e del sangue e viene utilizzata con l’intenzione di favorire una maggiore mobilità nelle aree considerate congestionate o “stagnanti”.

Dal punto di vista scientifico, la ricerca sulla coppettazione esiste ma è ancora limitata e spesso di qualità metodologica bassa.

Alcuni studi suggeriscono possibili benefici soprattutto in alcune condizioni dolorose muscoloscheletriche, ma le evidenze non sono sufficienti per attribuirle effetti terapeutici certi per altre condizioni.

Nel percorso naturopatico la utilizzo quindi come pratica complementare di benessere, mai come diagnosi o trattamento di una patologia.

Moxibustione

La moxibustione, chiamata comunemente moxa, è un’altra pratica appartenente alla tradizione cinese.

La tecnica utilizza principalmente Artemisia vulgaris, essiccata e lavorata fino ad ottenere una sostanza che può essere raccolta in sigari, coni o altre forme.

La moxa viene accesa e il calore viene avvicinato a punti o aree specifiche del corpo, senza necessariamente entrare in contatto diretto con la pelle.

È quindi soprattutto il calore a rappresentare il cuore del trattamento.

Nella visione tradizionale cinese la moxibustione viene utilizzata per stimolare determinati punti e sostenere la circolazione del Qi e del sangue, soprattutto nei quadri che la medicina cinese interpreta come caratterizzati da freddo, deficit o stagnazione.

L’utilizzo dell’Artemisia in questa pratica ha una storia molto antica e la pianta ha avuto, in differenti culture, un forte legame simbolico e tradizionale con il mondo femminile, il ciclo mestruale e la fertilità.

Questo aspetto è uno dei motivi per cui personalmente trovo particolarmente interessante il lavoro con la moxa nei percorsi dedicati alla donna.

Artemisia: femminilità e gravidanza

L’Artemisia mi affascina soprattutto per il legame che storicamente ha avuto con il mondo femminile.

Il suo stesso nome richiama Artemide, figura della tradizione greca associata alla natura selvaggia, alla donna e alla protezione delle nascite. Nei secoli diverse specie di Artemisia sono state utilizzate nelle tradizioni popolari femminili, anche se questi usi storici non devono essere confusi con effetti medici scientificamente dimostrati.

Nella moxibustione la pianta non viene utilizzata necessariamente come sostanza da assumere: viene bruciata per produrre calore e stimolare determinati punti.

In gravidanza la moxa è conosciuta soprattutto perché è stata studiata anche in relazione alla presentazione podalica del feto, attraverso la stimolazione del punto tradizionalmente chiamato BL67/Zhiyin.

Gli studi hanno prodotto risultati non completamente uniformi: alcuni hanno osservato effetti, altri non hanno confermato un beneficio, per cui non è corretto considerarla una tecnica con efficacia certa.

Nel mio lavoro mi interessa però soprattutto l’integrazione della moxa all’interno di una visione più ampia del percorso della donna.

Posso utilizzarla anche in associazione al lavoro riflessologico sul piede, scegliendo punti specifici secondo il quadro complessivo della persona e secondo i principi della tradizione che sto utilizzando.

Il calore diventa così un ulteriore elemento del trattamento: contatto, piede, respiro, calore e ascolto vengono integrati all’interno dello stesso percorso.

Coppettazione e moxibustione: due strumenti, un’unica visione

Coppettazione e moxibustione per me non sono trattamenti standardizzati da applicare indistintamente a tutte le persone.

Sono strumenti. Prima viene sempre la persona, il momento che sta vivendo e l’obiettivo del percorso naturopatico.

A volte può essere indicato principalmente il lavoro manuale, altre volte la riflessologia, altre ancora può essere utile integrare la coppettazione o il calore della moxa.

È proprio questa possibilità di combinare strumenti provenienti da tradizioni differenti che trovo interessante nella naturopatia: non utilizzare una tecnica perché “va fatta”, ma scegliere ciò che può avere maggiormente senso per quella persona e in quel preciso momento.

Coppettazione e moxibustione sono pratiche complementari e non sostituiscono una valutazione o un trattamento sanitario.

La coppettazione può causare segni cutanei, irritazioni, ustioni o infezioni se utilizzata in modo improprio. Anche la moxibustione può provocare ustioni o reazioni cutanee.

In gravidanza, in particolare, alcune pratiche complementari richiedono ulteriori precauzioni e una corretta valutazione prima dell’utilizzo.